La Madonna Nera. 378 anni dopo.
Ci sono voluti 378 anni perché la Madonna Nera tornasse a compiere lo stesso viaggio.
Oggi, 13 ottobre 2026, il quadro originale della Madonna della Schiavonea attraverserà nuovamente le strade di Corigliano per raggiungere il santuario della marina. Non è una processione come le altre. È la rievocazione di un avvenimento che risale al 1648 e che, da allora, è diventato parte della memoria di un'intera comunità.
Per capire perché questo giorno sia così importante bisogna conoscere la storia di quel quadro. Una storia che comincia con un'apparizione e prosegue con un mistero che, ancora oggi, accompagna il volto della Madonna Nera.
È il 23 agosto 1648.

Antonio Ruffo, conosciuto come Antonaccio, è una sentinella a cavallo incaricata di sorvegliare la costa nei pressi della Torre del Cupo. Sono tempi in cui il mare rappresenta anche un pericolo: le incursioni dei pirati e il timore di essere catturati fanno parte della vita quotidiana.
Secondo la tradizione, proprio durante uno dei suoi turni di guardia, Antonaccio vede apparire una donna seduta su un trono, circondata dal mare.
È la Madonna.
Gli chiede di far dipingere la sua immagine e di collocarla nella piccola chiesa di San Leonardo, dove oggi sorge il santuario di Schiavonea.
Si racconta che l'apparizione si ripeta per tre volte, finché Antonaccio non decide di raccontare quanto gli è accaduto.
Viene così incaricato un pittore di Corigliano, conosciuto come Scamardella, che comincia a lavorare al dipinto nella chiesa di Sant'Andrea.
Antonaccio gli descrive la donna che ha visto: la posizione delle mani, le vesti, ogni particolare che riesce a ricordare.
Il pittore prova a riprodurre fedelmente quell'immagine. Riesce a dipingere quasi tutto, ma incontra una difficoltà che sembra insuperabile.
Non riesce a dipingerne il volto.
Ogni tentativo è diverso da quello precedente. Antonaccio continua a ripetergli che non è quello il viso della donna apparsa sul mare.
Finché una sera il pittore interrompe il lavoro.
Quando torna, la mattina seguente, trova qualcosa che non sa spiegare.
Il volto è stato completato.

Nessuno, secondo la tradizione, è entrato nella chiesa durante la notte. Eppure sulla tela è comparso proprio il volto che Antonaccio aveva cercato inutilmente di descrivere.
È da questo episodio che nasce la credenza secondo cui l'immagine della Madonna della Schiavonea sia in parte acheropita, cioè non realizzata da mano umana.
Quel volto scuro, che le è valso il nome di Madonna Nera, diventa presto oggetto di una devozione profonda.
Ma il quadro si trova ancora a Corigliano.
E, secondo quanto raccontato da Antonaccio, la Madonna aveva espresso una volontà precisa: la sua immagine doveva essere venerata nella chiesetta di San Leonardo, vicino al luogo dell'apparizione.
Così, il 13 ottobre 1648, viene organizzata una solenne processione.
Il quadro parte dalla chiesa di San Pietro, a Corigliano, e viene accompagnato fino alla marina. La partecipazione è grande. Per i fedeli non si tratta semplicemente di trasferire un dipinto da una chiesa all'altra, ma di rispettare una richiesta che considerano arrivata direttamente dalla Madonna.
È quel giorno a dare origine alla ricorrenza del 13 ottobre.
Negli anni successivi, attorno alla piccola chiesa di San Leonardo, sorgerà il santuario dedicato alla Madonna della Schiavonea. La devozione crescerà, attraversando generazioni e diventando uno dei riferimenti religiosi più importanti del territorio.
E arriviamo a oggi.
Per celebrare i 378 anni da quella prima traslazione, gli organizzatori hanno deciso di ripercorrere simbolicamente lo stesso cammino.
Sabato scorso il quadro originale è stato portato nella chiesa di San Pietro, a Corigliano, dove i fedeli hanno potuto rendergli omaggio.
Oggi pomeriggio partirà la solenne processione che attraverserà il centro storico, passando dall'Acquanova e da via Roma, fino a raggiungere Sant'Antonio. Da lì il quadro proseguirà su un mezzo verso Schiavonea, dove ad attenderlo ci saranno i fedeli e una rievocazione storica dell'arrivo del 1648.
È un evento eccezionale, non soltanto per il suo significato religioso, ma perché permette di rivivere un episodio che fino a oggi apparteneva soprattutto ai racconti tramandati.
Per una volta, la storia non sarà soltanto ricordata. Sarà attraversata, passo dopo passo, dalle persone che continuano a c

ustodirla.
E forse la parte più bella di questa giornata sarà proprio osservare chi accompagnerà il quadro.
Ci saranno persone che hanno pregato davanti alla Madonna Nera per tutta la vita. Altre che conoscono la sua storia attraverso i racconti dei genitori o dei nonni. Qualcuno porterà con sé una richiesta, una preoccupazione, un ringraziamento.
Perché dietro un'immagine sacra ci sono sempre anche le storie di chi le si affida.
C'è chi davanti a quel volto ha chiesto di guarire. Chi ha pregato per un figlio. Chi è tornato dopo anni lontano da casa e ha sentito il bisogno di passare dal santuario. Chi, semplicemente, è entrato per trovare qualche minuto di pace.
Sono gesti piccoli, personali, spesso invisibili. Eppure, messi insieme, spiegano perché una devozione possa sopravvivere per quasi quattro secoli.
Il 13 ottobre 1648 una comunità accompagnò per la prima volta quel quadro verso la sua destinazione.
Oggi, 378 anni dopo, un'altra comunità farà lo stesso.
Saranno cambiati i volti, le strade, il modo di vivere e perfino il modo di credere. Ma ci sarà ancora qualcuno ad aspettare l'arrivo della Madonna Nera.
Perché le tradizioni non sopravvivono soltanto perché qualcuno le racconta. Sopravvivono perché, generazione dopo generazione, c'è ancora qualcuno che sceglie di viverle.



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