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San Nilo : il patrono di Rossano

5 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Il giorno prima


A Rossano, il 26 settembre è San Nilo.


Per molti è una data sul calendario, per qualcuno una festa religiosa, per altri ancora una ricorrenza che appartiene alla città quasi per tradizione. Per me, invece, il 26 settembre è sempre stato qualcosa di più.


È stato, per tanti anni, ‘semplicemente’ il giorno prima del mio compleanno. Da bambina significava soprattutto una cosa: niente scuola. E per me era già una piccola festa. Potevo restare a casa con mamma, passare la giornata con lei in cucina e preparare i dolci che il giorno dopo avrei portato a scuola per festeggiare con i miei compagni. Era un giorno diverso dagli altri.

Statua di San Nilo da Rossano durante la festa patronale a Rossano

Solo crescendo ho cominciato a chiedermi chi fosse davvero quel San Nilo che, ogni anno, arrivava puntuale alla fine di settembre. San Nilo da Rossano nacque proprio qui, intorno al 910. Monaco, asceta, uomo di preghiera e di studio, fu anche calligrafo e innografo. La sua vita lo portò lontano dalla sua terra d'origine, fino a Grottaferrata, dove fondò quella che sarebbe diventata la celebre abbazia che ancora oggi porta il suo nome. Morì il 26 settembre del 1004. E forse è proprio questa la cosa che più mi affascina della sua storia: San Nilo è nato a Rossano, ma la sua vita è stata un viaggio.


È partito. Ha lasciato la sua terra e ne ha portato con sé la memoria, la cultura, la spiritualità. Non è un caso, forse, che nella tradizione popolare San Nilo sia considerato anche il protettore dei forestieri, di chi arriva da lontano, di chi è lontano dalla propria casa. E questa cosa, crescendo, ho imparato a sentirla in modo diverso. Quando mi sono trasferita per studiare all’università, il primo giorno che ho trascorso nella nuova città, nella mia nuova casa, era proprio il 26 settembre. E per la prima volta il 26 settembre è diventato un giorno come un altro.


Niente scuole chiuse. Niente preparativi in casa. Niente atmosfera particolare. Quel giorno continuava a scorrere, ma io non ero più lì. E mi mancava. Mi mancava proprio quel giorno che da bambina avevo dato quasi per scontato. Lontano da casa mi sono accorta che alcune tradizioni le riconosci davvero soltanto quando non puoi più viverle. È strano come funzioni la memoria. Quando sei dentro una consuetudine non ti chiedi perché esista. La vivi e basta. Poi parti, ti allontani, cambi abitudini, e improvvisamente ti accorgi che quella cosa che

sembrava piccola era invece una parte importante del posto da cui venivi.


Per me il 26 settembre è stato anche questo. Un piccolo pezzo di Rossano che ho scoperto di portarmi dietro.E forse è proprio per questo che oggi guardo alla festa di San Nilo con occhi diversi. Perché, nonostante sia una ricorrenza sentita, ho spesso la sensazione che a Rossano non venga valorizzata quanto meriterebbe. Non necessariamente con una festa più grande. Non con più luci, più musica o più eventi. Forse San Nilo avrebbe bisogno soprattutto di essere raccontato. Perché San Nilo non è soltanto un'immagine sull'altare o il nome di una festa patronale. È un uomo nato a Rossano più di mille anni fa, che ha attraversato il suo tempo con la fede, lo studio, la scrittura e la vita monastica, lasciando un'eredità che sarebbe arrivata ben oltre i confini della Calabria.


Processione di San Nilo, patrono di Rossano, nel centro storico

Eppure, quanto conosciamo davvero della sua storia? Quanto sappiamo dell'uomo che c'è dietro il santo che celebriamo? Forse il rischio delle cose che sentiamo più nostre è proprio questo: smettere di guardarle.San Nilo appartiene a Rossano da così tanto tempo che rischia quasi di diventare invisibile. E invece basterebbe forse fermarsi un momento. Guardare la città in quei giorni di settembre. Ascoltare le campane. Seguire la processione. Guardare gli sbandieratori per le strade. Entrare in una chiesa. Raccontare ai bambini chi era quell'uomo che la città considera suo Patrono.Perché una città non custodisce davvero la propria storia soltanto quando ne celebra le ricorrenze. La custodisce quando riesce a raccontarla a chi viene dopo.Il 26 settembre, per me, era solo ‘il giorno prima di’. Ma oggi è soprattutto il giorno del patrono della mia amata città.

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