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Sant'Antonio

9 giu
Tempo di lettura: 2 min

Il santo dei miracoli


Giugno arrivava sempre con un profumo diverso a Rossano. Era il profumo dell’estate che iniziava piano piano, delle finestre aperte, delle giornate più lunghe… ma soprattutto era il profumo dei gigli di Sant’Antonio, il Santo dei miracoli.

Il 13 giugno, per noi rossanesi, non era un giorno qualunque.

Era una festa che si sentiva nel cuore ancora prima che arrivasse.

La città sembrava vestirsi davvero a festa: le strade più vive, le case più luminose, la gente più sorridente.

Tutti sapevano che era arrivato il giorno di Sant’Antonio.


La chiesa dedicata ai Santi Cosimo e Damiano, che per tutti noi era semplicemente “Sant’Antonio”, si riempiva fin dal mattino presto. Appena entravi, venivi avvolto dal profumo intenso dei gigli bianchi posti ai piedi del Santo, mescolato all’incenso e alla cera delle candele accese. Era un profumo che sapeva di devozione, di famiglia, di infanzia. Monsignor Nicola Librandi celebrava le tre Sante Messe con una gioia autentica che riusciva a trasmettere a tutti.


La sua voce rassicurante riempiva la chiesa mentre i fedeli pregavano in silenzio davanti alla statua del Santo dei miracoli, con il Bambino Gesù tra le braccia. Ma il momento più atteso, soprattutto per noi bambini, arrivava alla fine della Messa. Ci mettevamo in fila emozionati, con i nostri panini tra le mani, aspettando la benedizione. Don Nicola sorrideva a ciascuno di noi, benediceva i bambini e quei piccoli panini che sembravano diventare qualcosa di speciale. Le mamme ci stringevano vicino, le nonne pregavano sottovoce, e noi ci sentivamo parte di qualcosa di grande e bello.


Nel pomeriggio, poi, tutta la città si fermava per la processione.Le campane suonavano a festa mentre la statua di Sant’Antonio usciva dalla chiesa tra applausi e preghiere.

Le vie di Rossano si riempivano di gente, luci e devozione. Davanti alSanto sfilavano in fila i bambini della Prima Comunione, vestiti di bianco, emozionati e fieri, con gli occhi pieni di innocenza. Sembravano piccoli angeli che accompagnavano il passaggio del Santo per le strade della città. Dai balconi le famiglie osservavano commosse, qualcuno lanciava petali di fiori, altri facevano il segno della croce al passaggio della processione. E noi bambini correvamo felici, con il cuore leggero, sapendo che quel giorno segnava anche la fine della scuola e l’inizio delle vacanze tanto amate.


Era la libertà. Le giornate al mare, le serate in piazza, i giochi fino a tardi e quella sensazione meravigliosa che l’estate fosse infinita. Oggi quei ricordi vivono ancora dentro chi ha avuto la fortuna di crescere con queste tradizioni. Restano il suono delle campane, il profumo dei gigli, la voce di Don Nicola, i panini benedetti, i bambini della

Prima Comunione in processione e quella Rossano piena di fede e semplicità. Perché certe feste non finiscono mai davvero.



Restano nel cuore, come i miracoli silenziosi di Sant’Antonio.

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