Fernando
- voci coro
- 1 giorno fa
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La casa dei balocchi
Passeggio su corso Garibaldi verso piazza Steri. Preso dalla frenesia della quotidianità o intento a rilassarmi calpestando con amore le pietre disformi, ma allo stesso tempo immagine viva di quello che è il centro storico di Rossano, inconfondibile e immutabile, lo sguardo non può che soffermarsi su un antico portoncino verde di palazzo Amantea, quasi sempre aperto.

Lì dentro si cela un mondo magico per i più piccini, una vera e propria "casa" dei balocchi, come non se ne trovano più in giro. Magia che resiste alla bramosia di distruzione delle piccole realtà imprenditoriali, quella messa in atto dalla globalizzazione. Attività che esiste da anni ormai, divenendo parte integrante del centro storico stesso.
Seduto là fuori tra gli addobbi fatti di bambole, palloni e bandiere che colorano le pareti di quel vecchio portoncino, delimitato da un tavolinetto ricco di torroncini, mostaccioli e pistacchi, resiste un uomo ormai amico di tutti, sempre pronto a scambiare quattro chiacchiere con i passanti.
Il padre Carmelo (Melind) fu giocattolaio, con il carretto prima e il negozio dopo, in quel famoso periodo del boom economico.
Suo nonno Alfonso (Fronz) addirittura, durante le feste degli anni '50 e '60, preparava il torrone sul posto ed il profumo era inconfondibile, come raccontano i più grandi. Allieteva le arsure estive della gente con delle spettacolari granite col metodo della "rattata": attraverso un raschietto estraeva da un blocco di ghiaccio dei cristalli da bagnare con i vari sciroppi.
E poi i gelati artigianali.
Si, le bontà genuine di un tempo, frutto di un'arte ormai appesa a un chiodo e che dà spazio al prodotto in serie delle industrie.
Quindi segue il nonno piccolissimo e inizia a mettere piede nell'attività del papà nel 1972.
In molti avranno capito.
Tutti lo conoscono come "Fernando e ri giocattul", io lo chiamo "zio Fernando".

Ad accompagnarlo da qualche anno c'è Carmelo, suo figlio e collaboratore fidatissimo, nonché voce radicata nelle mura di quel corso, una compagnia per chi sosta nelle vicinanze.L'affetto che mi lega a quest'uomo, amico di vecchia data del mio papà, è grande a tal punto da considerarlo come tale.
Mi fermo come sempre, lo saluto. Osservo che nulla è cambiato nel tempo. Allora ritorno bambino e ripenso a come era ormai routine passare da lì e "pretendere" un giochino comprato da Fernando. Ancora: la sua bancarella all'uscita della chiesetta dei santi Cosma e Damiano (San Giacomo per molti) il 13 giugno, festa di Sant'Antonio da Padova, dove, vestito in onore del santo, piango se non mi lasciano fermare e scegliere qualcosa. Poi l'immagine nitida della mia stanza stracolma di modellini vari, macchinine e pistole. Il tutto si ricollega a quella magia regalata dalla sua presenza ad ogni festa del paese. Tengo gelosamente custoditi alcuni giochi ormai diventati cimeli, fermi lì a ricordarmi che la fantasia resta in ognuno di noi, con la speranza che possa affievolire i drammi che quotidianamente affrontiamo da adulti. Ritorno alla realtà.

Fernando mi racconta di quello che è stato prima il centro storico di Rossano, stracolmo di passanti e con un movimento che nulla aveva da invidiare alle città moderne. Ogni portoncino del corso che porta alla piazza principale ospitava attività e antichi mestieri, lo stesso corso che oggi vede molta desolazione, e dove tutto sembra in parte sparire e ritornare solo in determinati momenti dell'anno.
La crisi economica del 2008, innescata dai colossi bancari americani, ha provocato enormi danni all'economia reale, costringendo buona parte di queste piccole realtà alla chiusura definitiva.
Tante sono le proposte portate avanti durante le consultazioni e gli incontri vari, molte inascoltate ed altre ancora rimaste in un cassetto che spera un giorno di poter aprire a favore del territorio stesso.
Ma la realtà continua a rimanere uguale, se non a peggiorare.
Le persone si arrendono, le attività chiudono e resta la sola bellezza estetica di un luogo che ha bisogno di rinascita.
E tutti in fondo ce lo auguriamo.

Oggi un giocattolo possiamo acquistarlo online o nei megastore, ma niente può sostituire il consiglio di un uomo che da anni cura la fantasia di molti bambini, accontentando i loro genitori con un semplice sorriso.
Dopo una battuta ironica Fernando spera che tutto possa cambiare, col coraggio di chi ha deciso di resistere nonostante le mille avversità.
Ed io lo osservo e ne gioisco, perché prima di ogni attività ci sono dietro delle persone, e queste fanno parte della nostra quotidianità e del nostro vissuto.
Allora lo saluto.
Lui ricambia col sorriso, lo stesso sorriso che mi accoglieva da bambino e che rappresenta (per molti credo) "speranza", speranza nella ripresa.
Grazie a Fernando, che ancora una volta mi ha permesso di "fantasticare", perché la fantasia può diventare azione concreta se a questa si aggiunge un pizzico di volontà nel fare e nel dare ai nostri centri storici.



Si potrebbe indire un premio per questi "capitani coraggiosi" che navigano in mare aperto con piccolissime "imbarcazioni" costruite artigianalmente tanti anni fa. Essi incrociano ogni dì "grandi navi" veloci e super moderne, che rendono molto difficoltosa la navigazione e tutte battendi bandiere Amazon e GDO varie. Grazie di esserci e buon vento