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Gli Alisei

  • Immagine del redattore: voci coro
    voci coro
  • 30 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Musica  al vento

Negli anni ’70, quando Rossano profumava di mare e gelsomini, nacque una band che avrebbe fatto sorridere un’intera generazione: “Gli Alisei”. Non avevano soldi, strumenti nuovi o palchi veri. Avevano solo una saletta a San Biagio, qualche chitarra consumata e un sogno grande quanto il cielo d’estate. Il gruppo era una piccola famiglia. Fiore, il cantante solista, con la voce calda e potente che sapeva riempire le piazze, Natale, che suonava l’organo e la tromba, un talento raro, capace di passare da una melodia dolce a un assolo che faceva vibrare l’aria.

Peppino, alla batteria, preciso come un orologio, ma con l’anima di un artista, Pierino, chitarra solista, il più tecnico, quello che conosceva ogni accordo. Tonino, che si divideva tra chitarra e basso, il più affidabile del gruppo, e poi Tonino "Cattivedd", il chitarrista accompagnatore, chiamato così per scherzo: aveva la battuta pronta e l’ironia che teneva unito il gruppo anche nei momenti più difficili. Poi, un giorno, Pierino si arruolò nell’Arma dei Carabinieri, fu un momento difficile: la sua chitarra restò appoggiata al muro della saletta, quasi in silenzio, ma la musica non si fermò. Al suo posto arrivò Natale Milito, giovane, pieno di grinta e talento. La sua chitarra solista riportò nuova energia al gruppo, e gli Alisei ripresero a suonare come se nulla fosse cambiato.

In qualche serata speciale, quando c’era bisogno di un tocco in più, compariva anche Pino, col suo mandolino magico, che aggiungeva un suono dolce e nostalgico, come un vento leggero che accarezza il mare. La loro saletta a San Biagio era un luogo mitico: muri scrostati, fili elettrici che penzolavano e un odore di umidità e sogni. Bastava però accendere l’amplificatore, e tutto si trasformava. Le note riempivano l’aria, e fuori, qualche bambino si fermava ad ascoltare, incuriosito. Le prove finivano spesso con una risata, una fetta di pane e soppressata, e qualcuno che diceva: “Domani la facciamo meglio!” Eppure, ogni volta era già perfetta, perché era vera. Le feste di paese erano il loro palcoscenico. In piazza, tra le luminarie e le bancarelle di torrone, gli Alisei facevano ballare tutti: i giovani, gli anziani, persino i preti che fingevano di non muovere il piede a ritmo. Fiore cantava con passione, le chitarre si intrecciavano come onde, e la batteria di Peppino faceva tremare le sedie.

A fine serata, qualcuno li pagava con una bottiglia di vino, o con un piatto di pasta “perché i ragazzi se la meritano”. E loro ridevano, felici come re. Non cercavano fama, solo momenti da ricordare. E quando, dopo anni, ognuno prese la sua strada, chi sposato, chi emigrato, chi rimasto a Rossano, nessuno dimenticò mai quei giorni a San Biagio, il suono che riempiva le notti e le risate che non finivano mai. Perché “Gli Alisei” non erano solo una band: erano un gruppo di amici veri, un pezzo di gioventù che il tempo non ha mai cancellato. E ancora oggi, quando il vento soffia tra gli ulivi di Rossano, qualcuno giura di sentire in lontananza una vecchia melodia… quella degli Alisei.

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