top of page

Monumento ai caduti

  • Antonio Vulcano
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Sogni che volano sul golfo


Esiste per tutti un luogo del cuore, quel luogo dove affiorano ricordi d’infanzia inevitabilmente pieni di spensieratezza e felicità. Un luogo dove si formano amicizie destinate a diventare granitiche, amicizie e sentimenti che mai più avranno modo di nascere una volta cresciuti. Questo luogo, per quelli che come me sono cresciuti gravitando nel quartiere San Nilo del centro storico di Rossano, è sicuramente il Monumento ai caduti di Piazza della Vittoria.


Nell’epoca in cui l’unico modo per chiedere ad un amico di venire a giocare con te era andare a bussare a casa, il Monumento era il ritrovo automatico di noi giovanissimi. Non c’era bisogno di darsi appuntamento, sapevamo di trovare sempre qualcuno ad aspettare.


Per molti il “Monumento” (noi lo chiamavamo sempre solo così) è stato molte cose. Palestra di vita, formazione caratteriale, metodologia di approccio con le persone, gioia, dolore, cadute, liti, amori.

Ma senza alcun dubbio è stato anche il nostro stadio.


Nonostante la forma a mezza luna e la statua posizionata al centro, per noi era il luogo perfetto per organizzare partite di calcio infinite.



A volte eravamo in quattordici o quindici, sotto la pioggia o sotto il sole cocente.


A volte nemmeno iniziavamo le partite, stavamo semplicemente lì a parlare con il pallone nei piedi per ore, anzi a volte il pallone nemmeno c’era e non avevamo la possibilità di comprarlo. Quando ciò accadeva ci ingegnavamo per scendere sotto il Monumento, “daa’ sutt” o “sutt i timp”, dove sapevamo per certo fossero finiti i nostri stessi palloni persi nei giorni addietro, oltre ovviamente ad innumerevoli specie di animali: serpenti e vipere oppure piante “rovette” (ortica) che al solo contatto con la pelle provocava un prurito incessante.


Per me, e per chiunque di quell’epoca, era davvero un luogo magico.


Il monumento però non è sempre stato così. Ora la pavimentazione è composta da una sorta di sanpietrini irregolari, prima invece era composto da piccole lastre di pietra lisce di un azzurrino tenue e circondato da mattoni bianchi. Intorno al perimetro vi erano sei panchine in ferro battuto senza schienale. Al centro si ergeva e si erge ancora il piccolo recinto con, all’interno, un basamento marmoreo esagonale dove sono ubicate, in basso rilievo, le lastre con i nomi dei caduti rossanesi in guerra . I nomi di quei soldati caduti li avrò letti almeno un centinaio di volte, così per gioco, sfidando gli altri in una sorta di macabro gioco di memoria.


Sul basamento si erge un obelisco in pietra irregolare sul quale è adagiata la scultura in bronzo di un soldato intento a pugnalare un’aquila bicipite (all’epoca simbolo del regno Austro-Ungarico). Quante volte ci siamo arrampicati per guardare in faccia il soldato e osservare da vicino quell'espressione contrita, la sua espressione gravosa, mentre tenta di pugnalare la povera aquila.


Crescendo, poi, mi sono sempre chiesto come fosse possibile che un monumento così ben fatto, con un significato così profondo e ubicato in una piazza la cui vista contempla praticamente tutto il golfo e la piana di Sibari nonché i monti del Pollino, non sia meta incessante di turisti.


Il Monumento ai caduti , come dicevo, è stato punto di ritrovo, campo da calcio ma anche teatro dei “giochi di San Nilo” ormai conservati in un cassetto chiuso da tempo. La parrocchia della vicinissima chiesa di San Nilo , infatti, organizzava ogni anno dei giochi in onore della festa del Santo Patrono che cade il 26 Settembre, proprio nella piazza del Monumento.


Probabilmente, anzi sicuramente, il mio giudizio è influenzato dai sentimenti che nutro per questo luogo. A volte credo che la nostra terra sia così piena di bellezze naturali e storiche che diamo per scontato alcune pietre miliari che abbiamo intorno.


Il monumento ai caduti crea un autentico cortocircuito nei miei pensieri. Nel mio immaginario mi riporta a tempi stupendi, spensierati e felici ma la realtà è che fu eretto per ricordare a tutti noi, con quei nomi scolpiti sulla pietra, che la guerra non è mai strumento di pace.


"Le guerre sono fatte da persone che uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono."

Pablo Neruda



CURIOSITA’ SUL MONUMENTO AI CADUTI:


- I veterani della prima guerra mondiale fecero una raccolta fondi per la costruzione del Monumento raccogliendo la bellezza di £.16.000.


- Il primo Monumento era una semplice lapide con i nomi dei caduti. Alla cittadinanza non piacque e bandirono un nuovo concorso per rifare il Monumento. Concorso vinto da Vincenzo Luisa Jerace a cui si riconosce la paternità della scultura inaugurata l’8 giugno del 1930


- Nei primi anni della seconda guerra Mondiale le parti in bronzo furono prelevate e fuse con la promessa di essere risistemate e ingrandite alla fine del conflitto con l’aggiunta dei nomi dei Caduti.


- Piazza della Vittoria prenderà questo nome solo dopo la fine dei due conflitti. Prima infatti si chiamava Piazza Leone


- Nel monumento è presente anche una lapide in marmo realizzata dai rossanesi residenti in Argentina che porta la data del 20 settembre 1920


- Gli ultimi nomi dei caduti e dispersi nei due conflitto mondiali furono aggiunti nel 2006

Commenti


bottom of page