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Vincenzo

  • Antonio Scigliano
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

L'eredità del mare e il sogno di una nuova rotta


C’è un odore preciso che sale dal mare all’alba, un misto di sale, legno bagnato e reti appena tirate a bordo. È lo stesso odore che accompagnava i vecchi marinai quando rientravano in porto, con le mani segnate dal lavoro e gli occhi pieni di storie mai del tutto raccontate. Uomini abituati a parlare poco, lavorare tanto e sfidare ogni intemperia.


La pesca, all'origine, costituiva una delle prime fonti di cibo essenziali e, allo stesso tempo, uno dei primi segni di adattamento all'ambiente. Oggi non è altro che un equilibrio delicato tra tradizione e innovazione, tra il bisogno umano e il rispetto del mare. In molti casi un modo per staccare la spina e ascoltare il tempo che scorre piano.


Il mercato ittico locale, al sud, resiste grazie alla cultura d'acquisto del meridionale orientata alla freschezza e alla fiducia nel commercio al dettaglio rispetto al nord e al resto d'Europa. Quindi meno pesce congelato e precotto, privilegiando un piatto genuino.

Mentre il settore tiene testa alla grande distribuzione, i giovani, spesso, si allontanano da questo mondo appunto perché richiede sacrificio e tanta costanza. Statistiche recenti testimoniano che il 40% non prosegue l'attività di famiglia.


Ovviamente non va sempre così, basta saper scrutare per trovare chi, oggi, si muove "controtendenza" e decide di restare, continuando in parte ciò che i suoi bisnonni hanno a loro volta ereditato.


Vincenzo (Enzo), erede dei "Pistolen", dal 2014 continua senza sosta con la sua attività a garantire pesce fresco nel centro storico di Rossano, seguendo tradizione e voglia di fare.

Le sue mani servono il pescato con orgoglio, ma portano ancora i segni invisibili delle generazioni che hanno solcato l’orizzonte prima di lui.


Tra le cassette e il vociare dei clienti, il mare non è mai solo merce: è eredità, promessa, e una voce ostinata che chiede ancora di essere ascoltata.

Per continuare a raccontare la storia di questo giovane è necessario andare indietro nel tempo, citando chi lo ha preceduto, contribuendo ad influenzare (indirettamente) la sua vita lavorativa.


Il bisnonno Antonio Francesco Librandi, insieme ai fratelli Alfonso e Luciano prima e ai cognati dopo, agli inizi del '900 prende in mano il testimone lasciatogli, a sua volta, dai genitori. All'epoca questo era un mestiere da tramandare, l'unica fonte di guadagno per l'intera famiglia.


Gli anni passano e Vincenzo, figlio di Antonio Francesco e nonno del giovane intervistato, allarga le vedute, sperimentando un nuovo modo di fare pesca. In un periodo storico, quello del "miracolo economico italiano" degli anni '60, dove le esigenze della clientela stanno cambiando, è fondamentale stare al passo con i tempi. Gli uomini si imbarcavano di notte e le donne, di giorno, vendevano il prodotto.


Abitava in contrada Casello Romano vicino al mare, zona che permetteva di proseguire il lavoro senza sosta e a due passi da casa; qui ormeggiava le sue barche e custodiva tutta l'attrezzatura. Uomo cordiale e di compagnia, obbligava chi passava da lì a consumare insieme a lui la cosiddetta "ghiotta": una zuppa di pesce povero preparata con il pescato del giorno. Questo modo di accogliere a tavola amici e parenti, all'epoca, era un augurio per entrambe le parti, per il lavoro e la vita in generale.


Qualche anno dopo Antonio (Tonin), papà di Vincenzo, si approccia al mestiere ma, resosi conto che il mercato era saturo e la gente si spostava verso la città "nuova", opta per il pubblico impiego. La passione ovviamente rimane e, a tempo perso, continua a portare la barca di famiglia in mare insieme al fratello.

Vincenzo fin da giovane svolge tanti lavori, approdando prima nel settore turistico e poi in quello della grande distribuzione, ma mancava qualcosa.



Il mare lo praticava, seguendo il padre e lo zio, ma solo questo non avrebbe permesso di farsi una vita. Allora punta in alto e realizza il sogno di famiglia: aprire una pescheria nel centro storico di Rossano con lo stile classico di un tempo.

Costanza, cordialità e voglia di fare sono le tre qualità che descrivono perfettamente questa persona. Clienti e amici, oltre per acquistare, sostano in quell'angolo che profuma di mare per scambiare quattro chiacchiere su quello che succede in giro, come di solito avviene nei piccoli borghi.


Sperimenta la consegna a domicilio e sui social lancia le sue offerte.

Come tutti i commercianti del posto anche lui denuncia un centro storico in balia dello spopolamento. Questo rende il tutto molto difficile da gestire, perché una via con poche attività diventa meno attrattiva.Allora spera in un futuro prospero per il territorio e con maggiore attenzione per le piccole realtà imprenditoriali. Invita chi di dovere a focalizzarsi sul problema dell'abbandono, mettendo in risalto le esigenze della comunità e intervenendo con più investimenti.


Quando ha tempo pratica la pesca subacquea, un'attività complessa e liberatoria, un modo

per immergersi a pieno nella vita silenziosa dei fondali. Lì si sente a proprio agio, quasi come se ritrovasse il contatto con i suoi avi.

Le mura della pescheria sono ricche di foto che li ritraggono in mare. Alcune in bianco e nero, altre a colori, come se fossero lì a ricordargli (e a ricordarci) che seguire una tradizione non significa ripetere la stessa vita, ma portarne avanti il valore.


Vincenzo non ha abbandonato la rotta della sua famiglia, ha solo trovato il suo modo di navigare.

 
 
 

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