Un cuore per CoRo
- Redazione
- 3 mar
- Tempo di lettura: 3 min

C’è un battito che non sentiamo. È quello che diamo per scontato ogni giorno.
Per questa nuova voce siamo andati ad ascoltarlo da vicino. Abbiamo incontrato la dottoressa Silvana De Bonis, ci siamo seduti con lei e abbiamo fatto quello che sappiamo fare meglio: abbiamo chiacchierato.
Senza formalità, senza camici a fare distanza. Solo domande vere, risposte sincere e un tema che riguarda tutti.
Perché la prevenzione non è una parola tecnica.È un gesto semplice. È attenzione. È responsabilità condivisa.
E quando diventa collettiva, può davvero salvare battiti.
Sotto trovate l’intervista completa. Leggetela con calma. Il cuore non ha fretta, ma ha bisogno di ascolto.
Un Cuore per CoRo è nata da pochi mesi: qual è stata la scintilla?
La scintilla è nata dall’incontro tra professionisti sanitari e cittadini che, per esperienze personali e professionali, hanno toccato con mano quanto le patologie cardiache possano essere sottovalutate. Abbiamo capito che non bastava curare: bisognava prevenire, informare e creare una rete sul territorio. Da qui la scelta di trasformare un’idea in un’associazione concreta, vicina alle persone.
Perché oggi è urgente parlare di prevenzione delle aritmie?
Perché molte aritmie sono silenziose e si manifestano solo quando hanno già creato un problema serio. La prevenzione permette diagnosi precoci, riduce i rischi e salva vite. In un territorio dove l’accesso agli screening non è sempre immediato, portare la prevenzione in piazza significa abbattere barriere e avvicinare la sanità ai cittadini.
Quanto pesa il legame con Corigliano-Rossano?
Pesa tantissimo. Il nome non è casuale: vogliamo essere un punto di riferimento stabile per la nostra città. Non un evento isolato, ma una presenza costante fatta di informazione, prevenzione e collaborazione con tutte le realtà locali.
Perché fare uno screening anche se si sta bene?
Perché molte patologie cardiache non danno sintomi. Sentirsi bene non significa essere al sicuro. Uno screening semplice e gratuito può individuare alterazioni del ritmo cardiaco e permettere controlli tempestivi.
Quali segnali ignoriamo troppo spesso?
Palpitazioni, battito irregolare, stanchezza insolita, capogiri, affanno leggero. Sintomi che tendiamo a minimizzare ma che meritano attenzione, soprattutto se ricorrenti.
Cosa vi augurate che le persone portino a casa?
Non solo un referto, ma una maggiore consapevolezza: prendersi cura del proprio cuore è un gesto quotidiano. Vogliamo che le persone capiscano che la prevenzione è un atto di responsabilità verso sé stessi e verso chi si ama e vogliamo che tornino a casa con meno paura e molta più informazione.
Il Pulse Day è l’espressione concreta di un percorso già iniziato: una Cardiologia più vicina, accessibile e presente sul territorio , che dialoga con le persone prima ancora che con la malattia. Il reparto di Cardiologia ha scelto di aprire stabilmente le porte ai cittadini rendendo la prevenzione una pratica continua e non occasionale.
Chi sono i professionisti coinvolti?
Cardiologi, medici di medicina generale, infermieri, farmacisti, nutrizionisti , tecnici e volontari che hanno scelto di mettere gratuitamente le proprie competenze al servizio della comunità. Ci ha motivati il senso di appartenenza al territorio e la volontà di fare prevenzione concreta.
Come trasformare una giornata in un’abitudine culturale?
Ripetendo queste iniziative, entrando nelle scuole, collaborando con associazioni sportive e culturali, parlando di cuore nei luoghi della vita quotidiana. La prevenzione deve diventare un linguaggio comune.
Collaborazioni con atre associazioni o realtà cittadine?
Assolutamente sì. Vogliamo costruire una rete con scuole, parrocchie, associazioni sportive, altre realtà del terzo settore e con le istituzioni sanitarie locali, per creare un percorso condiviso e continuo.
Dopo il 1° marzo quale sarà il prossimo passo?
Il PulseDay non è un punto di arrivo ma il lancio di un progetto più ampio. Vogliamo programmare altri screening, incontri informativi, progetti nelle scuole e campagne di sensibilizzazione permanenti. Corsi di formazione sul primo soccorso e una mappatura costante della salute cardiaca nel territorio.
La sfida più grande?
La scarsa cultura della prevenzione. Spesso si va dal medico solo quando si sta male. La nostra sfida è ribaltare questo paradigma: dobbiamo prenderci cura di noi quando stiamo bene.
Richiesta alle istituzioni?
Supportare concretamente le iniziative di prevenzione territoriale, facilitare l’accesso agli screening e riconoscere il valore delle associazioni che lavorano in rete con la sanità pubblica.
E ai cittadini?
Chiediamo di essere curiosi e non timorosi. Partecipate, chiedete, informatevi. La vostra salute è il patrimonio più grande della nostra città.
Se la vostra associazione fosse una frase sui muri della città?
"Ascolta il tuo cuore, proteggi il tuo domani."
Che tipo di battito vorreste per questa città?
Un battito regolare, forte, consapevole . Il battito di una comunità che si prende cura di sé.



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